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I pregiudizi ostacolano l’apprendimento e la crescita professionale teamwork Full view

I pregiudizi ostacolano l’apprendimento e la crescita professionale

Il subconscio è un’efficace macchina. L’evoluzione ci ha donato al nostro cervello la notevole abilità di riempire i vuoti nella conoscenza con le probabilità calcolate in base alle decisioni passate e alle esperienze. Questo processo, definito dagli psicologi con il termine euristico, è essenziale per la nostra esistenza.
Tuttavia, per quanto il pensiero euristico sia importante per guidare i nostri giudizi e le nostre decisioni, queste scorciatoie mentali comportano delle zone d’ombra psicologiche, che possono ospitare diversi pregiudizi sociali.
Questi pregiudizi nascosti, naturalmente, sono nocivi per il buon funzionamento e le performance dei team di lavoro. Questa convinzione ha preso sempre più piede negli ultimi anni, soprattutto tra le multinazionali. Ad esempio Google si è attivata proattivamente per mitigare le discriminazioni sul luogo di lavoro, il loro motto, “abbattiamo i pregiudizi”, non è solo una trovata delle Risorse Umane, ma si riferisce proprio a quello che sappiamo sulla plasticità della mente umana: impegnandoci possiamo annullare alcune delle nostre risposte euristiche automatiche.
Quindi, almeno secondo Google, possiamo sconfiggere i nostri stessi pregiudizi.

Le discriminazioni sul luogo di lavoro
Gestire i pregiudizi sul luogo di lavoro è fondamentale sia per il benessere dei dipendenti, che per il successo delle organizzazioni più estese. La diversità e l’inclusione sono fattori chiave, che vengono sempre più spesso integrati nella visione strategica delle aziende orientate al futuro.
La diversità si presenta in varie forme, può essere culturale, etnica, di genere, di classe, di esperienze, di istruzione, ecc., ma indipendentemente dalla tipologia, il beneficio che porta è sempre lo stesso: avere a disposizione diversi punti di vista, comporta un maggiore livello di innovazione e migliori performance.

L’inflessibilità dei nostri pregiudizi
Sebbene gli sforzi per abbattere le discriminazioni abbiano portato a dei progressi nelle performance dei team, il nostro pensiero euristico è ostinato, anche quando porta ad esiti negativi.
Il più pericoloso dei quali è la mentalità del branco, che opera una distinzione netta tra “noi” e “loro” e un senso di familiarità e solidarietà solo con i propri “simili”.
Questa tipologia di pensieri fa scaturire pregiudizi e discriminazioni che, ovviamente sono dannosi per chi ne è vittima, ma, secondo recenti studi, anche per chi ne è portatore.
A tal riguardo, un recente studio ha testato l’ipotesi che avere dei preconcetti può pregiudicare il funzionamento intrinseco del cervello. Per verificare questa tesi si è svolto un esperimento in cui ai partecipanti era assegnata una prova di apprendimento mentre altre due persone osservavano, una delle quali era dello stesso gruppo e l’altra di uno diverso.

L’esperimento: Maglie rosse vs Maglie blu
Per la ricerca i partecipanti sono stati inizialmente divisi arbitrariamente in due gruppi, maglie rosse e maglie blu, per creare artificialmente un contrapposizione tra i gruppi.
Fondamentalmente, il raggruppamento iniziale era basato su una categorizzazione insignificante, ovvero il numero di punti che una persona vedeva in un’immagine.
Dopo aver ricevuto le maglie colorate, i partecipanti hanno poi completato due volte una prova di apprendimento, una volta osservati da un membro del proprio gruppo e una volta da un membro del gruppo “avversario”. Per incentivarli a dare il massimo nella prova, gli era stato promesso un compenso in denaro legato al risultato.
Una volta terminate le prove, venivano registrati i processi neurali dei partecipanti nel momento in cui gli si dava un feedback su come erano andati. Il segnale cerebrale registrato era quello correlato alle valutazioni, associato all’apprendimento adattativo (ossia basato sulle esperienze) e alle prestazioni legate ad un obiettivo.
Un segnale più ampio indicava che il cervello stava facendo un buon lavoro nel processare la valutazione ricevuta e nell’imparare da questa, dimostrando quindi di sapere far tesoro dei giudizi ricevuti.
La domanda di ricerca da testare era: La forza del segnale cerebrale differiva se la persona era osservata da un membro del suo gruppo o da un avversario? In altre parole, il cervello apprende meglio (o peggio) se si è osservati da un compagno di gruppo (o da un avversario)?

I risultati: il processo cognitivo è alterato (ma c’è un lato positivo!)
Quando i partecipanti svolgevano la prova al cospetto di una persona “amica”, il segnale di apprendimento risultava normale, come se nessun altro avesse assistito alla prova.
Quando i partecipanti erano, invece, osservati da un “nemico”, lo stesso segnale appariva drasticamente cambiato. Inoltre, le persone con più pregiudizi spegnavano addirittura il loro segnale di apprendimento quando erano in presenza di un avversario. Quindi il loro cervello non stava apprendendo in modo efficiente in presenza di una persona estranea al gruppo di appartenenza.
La ragione è che ci interessa molto meno del giudizio di un avversario su di noi e sul nostro comportamento. È questa generale mancanza di motivazione che causa lo spegnimento del segnale di apprendimento nelle persone con pregiudizi. Questa conclusione rimane valida anche se la persona è motivata a fare bene e a guadagnare dei soldi. Quindi, coviamo i pregiudizi nonostante questi abbiano un costo al livello personale in termini di impoverimento delle nostre funzioni cognitive (e di riduzione dei guadagni economici).
Fortunatamente, c’è un lato positivo in questi risultati. I gruppi che sono stati creati nell’esperimento erano misti, ovvero composti sia da uomini che da donne, appartenenti a diverse etnie, religioni e livelli di istruzione. Il fatto che i dissapori creati artificialmente in laboratorio avessero annullato i pregiudizi esistenti nella vita reale (di genere, etnia, religione, ecc.), ci dice che questi possono essere attivati e disattivati. Quindi, con il giusto stato mentale, è possibile annullare anche i preconcetti più radicati.

Implicazioni per le aziende
La diversità nei team è fondamentale per il successo delle aziende moderne. I dipendenti devono performare in modo ottimale e apprendere efficientemente, per il bene individuale e della collettività. Tuttavia, se una persona ospita dei pregiudizi inconsci, anche se cercherà di impegnarsi all’interno di un gruppo di lavoro diversificato, finirà per non raggiungere le prestazioni sperate e per non apprendere nuove skill o competenze.
Andare avanti, liberandosi dei pregiudizi sul luogo di lavoro (e altrove), è quindi vantaggioso per tutti. Se si sono potuti creare dei nuovi schieramenti artificiali in laboratorio, ciò significa che la nostra mente è molto malleabile nel modo di rappresentare concetti come l’appartenenza ad un gruppo e le categorizzazioni sociali.
Per concludere, per quanto i processi euristici siano vantaggiosi per la nostra specie, è ancora più importante la capacità umana di migliorarsi e modificare determinate reazioni inconsce della mente.
È sfruttando la nostra abilità di imparare e cambiare, che possiamo sconfiggere anche i pregiudizi più radicati…basta volerlo!

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